Autoimmunità: dalla confusione alla risoluzione
- NATUROPATA, Iridologa, Micoterapia e riequilibrio funzionale
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min

Comprendere il messaggio del corpo per ritrovare equilibrio, sicurezza e direzione per l'autoimmunità
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di malattie autoimmuni. Hashimoto, artrite reumatoide, lupus, psoriasi, sclerosi multipla non sono più condizioni rare, ma realtà sempre più presenti nella vita di molte persone. Dal punto di vista medico convenzionale, l’autoimmunità viene descritta come un errore del sistema immunitario, un malfunzionamento che porta il corpo ad attaccare sé stesso e che, di conseguenza, deve essere tenuto a bada o soppresso.
La visione naturopatica, funzionale e sistemica propone invece un cambio di prospettiva profondo. E se non fosse un errore, ma una confusione?
Il sistema immunitario è un guardiano estremamente sofisticato. Il suo compito è riconoscere ciò che appartiene al corpo e ciò che rappresenta una minaccia. Quando questo guardiano inizia a colpire tessuti “amici”, non lo fa perché è impazzito, ma perché percepisce un pericolo costante. Sta cercando di proteggerci, ma ha perso i riferimenti.
Negli ultimi anni, anche l’osservazione clinica mostra un aumento delle condizioni autoimmuni o delle loro riacutizzazioni dopo infezioni importanti come il Covid-19 o in seguito a forti stimolazioni del sistema immunitario, comprese alcune vaccinazioni, soprattutto in persone già predisposte. Non si tratta di individuare colpe, ma di riconoscere che un organismo sotto stress, quando riceve un ulteriore segnale di allarme, può perdere la capacità di distinguere correttamente tra “pericolo” e “sicurezza”.
La vera domanda diventa allora: che cosa ha reso il terreno così reattivo?
Questa perdita di tolleranza immunitaria non nasce all’improvviso. Inizia quasi sempre a monte, da segnali di pericolo continui che alterano l’ambiente interno. Uno dei primi luoghi coinvolti è spesso l’intestino. Quando la barriera intestinale perde la sua integrità, sostanze che dovrebbero restare all’interno del tubo digerente entrano nel circolo sanguigno. Per il sistema immunitario questo equivale a un allarme rosso continuo, una condizione di emergenza che non si spegne mai.
A questo si aggiungono i cosiddetti fattori scatenanti nascosti. Infezioni virali latenti, come il virus di Epstein-Barr (un virus molto diffuso che può restare silente per anni), carichi batterici cronici, esposizione a muffe o metalli pesanti. In alcuni casi, questi agenti “assomigliano” ai nostri tessuti: è il fenomeno del mimetismo molecolare, che porta il sistema immunitario a colpire sia l’invasore sia parti del corpo.
Un ruolo centrale lo gioca anche lo stress fisiologico cronico. Non parliamo solo di stress emotivo, ma di un’alterazione profonda dei ritmi biologici: sonno disturbato, sovraccarico continuo, stanchezza persistente. Tutto questo manda in difficoltà l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), il sistema che regola il cortisolo, l’adattamento e la risposta agli eventi. Quando questo asse rimane costantemente attivo, l’organismo resta in modalità “difesa” e l’infiammazione diventa uno stato abituale.
Ecco perché l’obiettivo clinico cambia radicalmente. Non più “come spegniamo i sintomi?”, ma “come ricreiamo sicurezza nell’ambiente interno?”.
Qui entra in gioco il lavoro integrato del naturopata e dell’health coach. Un professionista esperto non si limita a suggerire integratori o cambi alimentari, ma aiuta la persona a riconoscere i segnali del proprio corpo, a dare un senso ai sintomi, a costruire nuove abitudini sostenibili. Il coaching lavora sulla consapevolezza, sul ritmo, sulle priorità quotidiane, perché un corpo che non si sente ascoltato continuerà a gridare.
Da questa visione nasce un approccio strutturato che utilizzo nel mio lavoro come naturopata, health e life coach, riassunto nel modello AIMES, derivato dalla Medicina Sistemica e approfondito grazie al mio mentore, il Prof. Di Tullio.
Il primo passo è Ascoltare e Analizzare. La storia della persona diventa centrale. Non si cercano solo diagnosi, ma pattern ricorrenti: stanchezza cronica, nebbia mentale, dolori diffusi, alterazioni dell’umore. I dati di laboratorio vengono letti con un’ottica funzionale, per comprendere la direzione della disfunzione, non solo per etichettare una patologia.
Segue l’Identificazione delle cause radice. Attraverso la timeline di vita si collegano i sintomi a eventi chiave: infezioni, periodi di stress intenso, cambiamenti ambientali, uso di farmaci. È un lavoro di investigazione gentile, ma profondo, che mira a capire perché l’allarme è ancora acceso.
Il terzo passaggio è Mappare. L’autoimmunità non riguarda mai un solo organo. Intestino, cervello, sistema endocrino e sistema immunitario dialogano costantemente. Comprendere queste connessioni permette di intervenire sulla rete, non sul singolo nodo.
Poi si passa a Elaborare la strategia. Qui l’ordine è fondamentale. Non si può drenare o detossificare un corpo che vive ancora in uno stato di emergenza. Prima si lavora sulla stabilizzazione del terreno: qualità del sonno, regolazione del sistema nervoso, barriera intestinale, carico infiammatorio. Solo quando il corpo percepisce sicurezza è possibile affrontare i trigger più profondi.
Infine, Sostenere il processo. La guarigione non è un evento, ma un percorso evolutivo. Il ruolo del professionista diventa quello di guida, di steward, che accompagna, ricalibra e sostiene la persona mentre recupera fiducia nel proprio corpo.
Un aspetto spesso trascurato è il significato emotivo dell’autoimmunità. Senza semplificazioni né colpevolizzazioni, molte persone raccontano una storia comune: anni passati a resistere, a essere forti, a “tenere tutto sotto controllo”.
Quando questo ascolto manca a lungo, è spesso il corpo a farsi portavoce del conflitto.
Nella tiroidite di Hashimoto, ad esempio, emerge frequentemente un vissuto di esaurimento e di difficoltà a trovare il proprio ritmo. In condizioni come l’artrite reumatoide, il corpo può irrigidirsi quando la persona ha dovuto stringere i denti troppo a lungo.
Lavorare su questi aspetti, con delicatezza e rispetto, non significa dire che la malattia sia “psicologica”, ma riconoscere che corpo ed emozioni parlano la stessa lingua.
Il percorso verso l’equilibrio diventa così un cammino guidato, fatto di piccoli passi, aggiustamenti progressivi e ascolto profondo. In quest’ottica, l’autoimmunità smette di essere un nemico da combattere e diventa un messaggio da comprendere. Un invito a rallentare, a riorientarsi, a creare coerenza tra corpo, mente ed emozioni. È spesso da questa nuova alleanza con sé stessi che inizia il vero riequilibrio, non contro il corpo, ma insieme a lui.
Rosanna Pilia Naturopata – Health, Life e Business Coach - Alessandria
RICHIEDI LA DISCOVERY CALL GRATUITA QUI: 30 minuti di chiamata o videochiamata zoom, per conoscermi, spiegarmi il tuo problema e conoscere come ho già risolto e come lavorerei in modo personalizzato con te. Clicca qui:



Ciao Rosanna... Grazie per gli articoli che pubblichi, molto interessanti !!! 👏👏👏
🥰
Rosanna è sempre una conferma per la sua attenzione e conoscenza profonda di molti aspetti del corpo umano. Ha un approccio diverso da tanti professionisti che cercano solo di trovare il rimedio ad un sintomo senza vedere la persona a 360 gradi anche e soprattutto nel suo aspetto emotivo e psicologico.
Grazie per la tua cura♥️
Articolo molto interessante ed esplicativo
Un articolo completo, non lascia dubbi e risponde a molte domande. Grazie Rosanna, pubblichi articoli sempre molto interessanti, ma soprattutto comprensibili da tutti.
Articolo molto interessante e completo.