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Sto imparando ad amare senza scappare: quando il cuore vuole ma la paura trattiene

  • Immagine del redattore: Rosanna Pilia, Health Life & Business Coach
    Rosanna Pilia, Health Life & Business Coach
  • 3 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

C’è un momento, nella vita di molte persone, in cui il desiderio di amare diventa più forte della paura… ma non abbastanza da permetterci di restare davvero. È uno spazio sottile, quasi invisibile, fatto di avvicinamenti e improvvisi passi indietro, di messaggi scritti e mai inviati, di emozioni che si fermano un attimo prima di essere espresse. E in questi tempi moderni in cui siamo sempre col cellulare in mano, si può passare dal Love bombing al Ghosting in un attimo.


È lì che nasce una consapevolezza nuova, semplice e disarmante: sto imparando. Non sono arrivato, non sono pronto, ma non voglio più restare fermo. In questo articolo leggerete il mio punto di vista come Health e Life coach, che nasce da una frase ascoltata nella canzone “I’m learning”: sto imparando ad amare: quando il cuore vuole ma la paura trattiene.



In questo equilibrio fragile si muove chi sente un bisogno profondo di connessione, ma quando questa si fa reale, concreta, possibile… qualcosa si blocca. Non è mancanza di sentimento, né superficialità. È qualcosa di più profondo: la paura dell’intimità. Cosa succederà quando l’altro vedrà davvero chi sono? E se scoprisse quelle parti di me che nemmeno io riesco ad accettare fino in fondo? Sono domande silenziose, ma potentissime, che guidano comportamenti e scelte senza chiedere il permesso.


Così si crea un movimento che si ripete nel tempo: ci si avvicina, si sente il calore della relazione, poi emerge una tensione interna che spinge a rallentare, a chiudersi, a fare un passo indietro. A volte è una distanza improvvisa, altre volte è un modo più sottile di non esserci davvero. E ogni volta, dentro, si rafforza una convinzione difficile da scardinare: forse non sono capace di restare, forse non sono abbastanza per essere amato davvero.


Alla base, quasi sempre, c’è un nodo profondo legato al valore personale. Ci si misura attraverso le mancanze, si osservano i propri “vuoti” invece delle proprie risorse, e l’amore diventa qualcosa da meritare, non da accogliere. E se mi vedesse davvero? E se poi cambiasse idea? È qui che nasce il paradosso: si desidera profondamente l’amore, ma si mettono in atto, spesso inconsapevolmente, tutte le strategie per evitarlo.


Proteggersi, in fondo, è umano. Ma quando la protezione diventa una prigione, il prezzo da pagare è alto: relazioni a metà, occasioni perse, solitudine che non dipende dall’assenza degli altri, ma dalla difficoltà di lasciarsi incontrare. Perché il vero rischio non è soffrire, ma è non vivere fino in fondo ciò che potrebbe nutrirci.

Eppure, c’è un punto di svolta. Non sempre rumoroso, non sempre evidente, ma profondamente trasformativo. È quando si comprende che aspettare di sentirsi pronti significa rimandare la vita. Che non esiste una versione perfetta di sé da raggiungere prima di poter amare. Esiste solo una scelta: restare, anche quando è scomodo. Restare, anche quando emerge la paura.


È qui che il coaching può fare la differenza. Non come soluzione magica, ma come spazio di consapevolezza guidata, in cui riconoscere i propri schemi relazionali, le convinzioni limitanti e le dinamiche emotive che portano a fuggire proprio quando qualcosa diventa importante. Attraverso domande mirate e un lavoro profondo su autostima e identità, il coaching aiuta a spostare lo sguardo: da ciò che manca a ciò che è già presente, da ciò che spaventa a ciò che può essere trasformato. Cosa temo davvero succeda se qualcuno mi conosce fino in fondo? Sto evitando una relazione… o sto evitando me stesso? Sono domande che, se accolte davvero, aprono possibilità nuove.


Accanto a questo lavoro interiore, esistono anche strumenti naturali che possono sostenere il percorso emotivo. La floriterapia, ad esempio, lavora su stati d’animo specifici come la paura del rifiuto, la difficoltà ad aprirsi o il senso di inadeguatezza, aiutando a riequilibrare il mondo emotivo in modo delicato ma profondo.



Nella floriterapia psicosomatica, il sintomo emotivo viene letto come un messaggio, un linguaggio del corpo e della psiche che invita a guardare dentro, non a combattere fuori; si cerca la risorsa mancante o carente e si lavora in accordo per ripristinare l’asse dello stress, ritrovando gioia, potere, accudimento, concentrazione, pace e serenità.


Anche la fitoterapia può offrire un supporto concreto, soprattutto nei momenti in cui l’ansia prende il sopravvento. Piante come la passiflora, la melissa o la valeriana sono tradizionalmente utilizzate per favorire il rilassamento, ridurre la tensione e sostenere un sistema nervoso affaticato. Molto utili anche gli oli essenziali, che lavorano su aspetti “sottili” di riequilibrio. Non risolvono il nodo emotivo alla radice, ma possono creare quello spazio di calma necessario per affrontarlo con maggiore lucidità. È un approccio integrato, che non sostituisce il lavoro interiore, ma che, con l’aiuto del professionista preparato, lo accompagna e lo rende più sostenibile (a volte anche molto velocemente!).


Il passaggio più delicato, e al tempo stesso più liberatorio, resta però uno: smettere di cercare sicurezza perfetta. Accettare che esporsi comporta sempre una quota di incertezza, che non esiste un amore senza rischio. Ma esiste una differenza fondamentale tra proteggersi e limitarsi. Preferire essere autentici piuttosto che perfettamente al sicuro diventa allora una scelta potente, capace di cambiare la direzione delle proprie relazioni.


L’amore, in fondo, non chiede perfezione. Chiede presenza. Chiede la disponibilità a restare, anche quando emergono le proprie fragilità, anche quando si ha paura di non essere abbastanza. L’amore, in questa prospettiva, non è qualcosa che si può accogliere, ma qualcosa che si crede che debba essere meritato. Ed è proprio lì, in quello spazio imperfetto ma vero, che qualcosa può finalmente accadere.


Non si tratta di diventare qualcun altro, né di risolvere tutto prima di iniziare. Occorre trovare il coraggio di non scappare da ciò che potrebbe, finalmente, farci sentire visti e accolti. Forse si tratta di concedersi di essere in cammino. Sto imparando, sì. E per la prima volta, invece di essere un limite, può diventare un inizio. Imparare allora diventa un verbo concreto. Significa restare invece di fuggire, anche se il cuore accelera. Significa dire qualcosa di vero invece di proteggersi nel silenzio. Significa accettare di essere visti, non quando ci si sente impeccabili, ma proprio quando ci si percepisce fragili. Non è un atto improvviso, né un cambiamento lineare. È un allenamento emotivo, fatto di piccoli gesti quotidiani che, nel tempo, costruiscono una nuova possibilità.


Per chi si riconosce in queste dinamiche, ignorarle non le farà scomparire. Al contrario, ascoltarle può diventare il primo passo verso un cambiamento reale. Informarsi, esplorare, chiedere supporto: il coaching, integrato con strumenti naturali di naturopatia e un lavoro attivo profondo su di sé, può rappresentare una strada concreta per trasformare la paura in possibilità.


Se senti che dentro di te c’è questo conflitto tra desiderio e paura, non ignorarlo.È un segnale importante. È il punto esatto in cui può iniziare il cambiamento.

Un percorso di coaching può aiutarti a: riconoscere i tuoi schemi relazionali, rafforzare la tua autostima, imparare a vivere relazioni più autentiche e meno difensive.


Perché a volte non serve essere pronti per amare.Serve solo smettere di scappare. Perché spesso il nodo non è l’altro, ma lo sguardo che abbiamo su noi stessi (o che a volte non riusciamo a vedere). Perché amare non è una prova da superare… è un’esperienza da attraversare, anche senza avere subito tutte le risposte. Non esiste il momento perfetto per amare senza paura. Non esiste una versione di noi totalmente “risolta”.


Aspettare di sentirsi “pronti” significa rimandare la vita.



Rosanna Pilia, Naturopata, Health e Life Coach, Alessandria


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2 commenti

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Ospite
03 mag
Valutazione 5 stelle su 5.

Articolo chiaro e utile.

Come sempre ❤️

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Elisa
03 mag
Valutazione 5 stelle su 5.

Mi sono riconosciuta e ho pianto, come posso farmi aiutare?

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